Spendere Artedi LÕ Soldi
MORGAN HOUSEL SCELTE SEMPLICI PER UNA VITA PIÙ RICCA Spendere Artedi LÕ Soldi EDITORE ULRICO HOEPLI MILANO
Titolo originale: The Art Of Spending Money Copyright © 2025 by Morgan Housel All rights reserved including the right of reproduction in whole or in part in any form. No part of this book may be used or reproduced in any manner for the purpose of training artificial intelligence technologies or systems. This work is reserved from text and data mining (Article 4(3) Directive (EU) 2019/790). This edition published by arrangement with Portfolio, an imprint of Penguin Publishing Group, a division of Penguin Random House LLC, through Berla & Griffini Rights Agency. Per l’edizione italiana Copyright © Ulrico Hoepli Editore S.p.A. 2026 via Hoepli 5, 20121 Milano (Italy) e-mail hoepli@hoepli.it www.hoeplieditore.it Tutti i diritti sono riservati a norma di legge e a norma delle convenzioni internazionali Le fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume/fascicolo di periodico dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto dall’art. 68, commi 4 e 5, della legge 22 aprile 1941 n. 633. Le fotocopie effettuate per finalità di carattere professionale, economico o commerciale, o comunque per uso diverso da quello personale, possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione rilasciata da CLEARedi, Centro Licenze e Autorizzazioni per le Riproduzioni Editoriali, Corso di Porta Romana 108, 20122 Milano, e-mail autorizzazioni@clearedi.org, sito web www. clearedi.org. ISBN 978-88-360-2095-9 Ristampa: 4 3 2 1 0 2026 2027 2028 2029 2030 Realizzazione editoriale: Maurizio Vedovati - Servizi editoriali Traduzione: Riccardo Spagnolo Stampa: Rotolito S.p.A., Pioltello (MI) Printed in Italy
A Kellie, l’unicorno
v i i Indice Nota dell’autore ix Introduzione xi 1. Qualsiasi comportamento ha senso se sappiamo che cosa c’è dietro 1 2. Un momento di attenzione, per favore 15 3. Le persone più felici che conosco 27 4. Tutto quello che non vediamo 37 5. La risorsa finanziaria più preziosa è non aver bisogno di fare colpo su nessuno 47 6. Cosa rende felici 61 7. Il ricco e il benestante 71 8. Utilità o status? 85 9. Rischio e rimpianto 93 10. Guarda quelli 107
11. La ricchezza senza indipendenza è una forma peculiare di povertà 119 12. Il debito sociale 133 13. Una capitalizzazione silenziosa 141 14. Questione di identità 147 15. Cambiare è bello 157 16. I nostri soldi e i nostri figli 169 17. Ai fogli di calcolo non interessa cosa proviamo 179 18. Il meglio del meglio 183 19. Il ciclo vitale dell’avidità e della paura 191 20. Come spendere ed essere infelici 203 21. Più fortunati siamo, più gentili dovremmo essere 211 Note 219 Ringraziamenti 233 i N D i C E
Nota dell’autore Quando ho scritto La psicologia dei soldi, volevo esplorare il modo in cui concepiamo la ricchezza e gli investimenti: come le emozioni e le pressioni sociali influenzano decisioni che ci piace pensare siano puramente razionali. Questo libro, L’arte di spendere soldi, è la sua naturale continuazione. Mentre La psicologia dei soldi parlava di come accumuliamo la ricchezza, L’arte di spendere soldi si concentra sul modo in cui la usiamo. Nessuno dei due libri vi dice cosa fare con i vostri soldi, perché ognuno di noi è diverso dagli altri. Ma entrambi cercano di capire cosa succede nelle nostre teste mentre usiamo il denaro. E in questo, siamo molto più simili. L’idea portante dei due libri è la stessa: più che con i numeri, il denaro ha a che fare con le parole, con le storie che raccontiamo a noi stessi su ciò che è importante, su ciò che ci rende felici e su come si misura il successo. Spendere è più un’arte che una scienza. Non esiste una formula universale e non ci sono regole fisse. Ciò che dà gioia
x N O T A D E L L ’ A U T O R E a una persona può lasciare un senso di vuoto in un’altra. E quindi, proprio come per gli investimenti, comprendere le nostre emozioni – i nostri pregiudizi, le nostre speranze e le nostre paure – può portarci a fare scelte più intelligenti. Scelte che rispecchiano chi siamo, cosa riteniamo prezioso e come vogliamo vivere. Se La psicologia dei soldi ci ha insegnato come guadagnarci la libertà, con questo libro proveremo a imparare come farne il miglior uso. Partiamo.
x i Introduzione Alla ricerca di una vita semplice Il dottor Dan Goodman una volta eseguì un intervento di chirurgia oculare con il laser su una donna che voleva liberarsi degli occhiali. Quando la paziente tornò per un controllo, qualche settimana dopo, sembrava depressa. Disse che l’intervento le aveva rovinato la vita.1 Nulla a che fare con l’esito dell’operazione: per la prima volta da anni la donna ci vedeva bene senza occhiali. Goodman la incalzò: “Allora qual è il problema?”. La paziente rispose che, una volta tolti gli occhiali, si aspettava di risultare più attraente agli occhi del marito e più interessante agli occhi dei colleghi. Quando si era resa conto che così non era, e che amore e stima non dipendevano da qualcosa di superficiale come gli occhiali, era caduta nello sconforto. “Lei ha un problema per cui non posso aiutarla” le disse Goodman. “Mi spiace non averlo capito prima.” È sorprendente vedere qualcuno che ottiene ciò che credeva di aver sempre desiderato solo per rendersi conto che la felicità è una cosa più complicata di quanto avesse sempre pensato. E, accidenti, è proprio quello che accade con i soldi. Come dice un vecchio adagio, non c’è niente di peggio che ottenere ciò che vogliamo ma non ciò che ci serve. Per moltis-
x i i i N T R O D U Z i O N E sime persone, è così che si riassume il rapporto con il denaro e il successo. Chi è abbastanza fortunato da ottenere ciò che vuole (i soldi) potrebbe comunque accorgersi che non è ciò di cui ha bisogno (famiglia, amici, salute, appartenere a qualcosa di più grande). E quindi rimane deluso. C’è cosa peggiore? Questo libro spiega come spendere i soldi abbia ben poco a che fare con i fogli di calcolo e i numeri, mentre c’entrano molto la psicologia, l’invidia, le aspirazioni sociali, l’identità, l’insicurezza e altri temi troppo spesso ignorati quando si discute di finanza. I soldi possono comprare la felicità? Sì. Spendere può rendere più felici? Sì. Ma è più complicato di quanto molti pensino. In mezzo ai numeri, ai grafici e ai dati si annidano la confusione e le stranezze della mente umana. Il denaro è uno strumento straordinario che può far vivere meglio se si sa come usarlo. Ma saperlo usare è ben diverso dal saperlo guadagnare. È famosa la battuta di Winston Churchill: “L’alcol ha dato a me più di quanto io abbia dato all’alcol”. La logica è la stessa: ho visto persone ricche che ai soldi hanno dato più di quanto ne abbiano ricavato, perché hanno passato la vita a rincorrere disperatamente il denaro senza la minima idea di come usarlo per essere più felici. E ho visto persone con uno stipendio misero sfruttare in modo eccezionale i pochi soldi che avevano, usandoli come leva per avere più facilmente ciò che le rendeva felici. La cosa più importante non è necessariamente quanti soldi abbiamo. È conoscere e saper controllare la psicologia e i comportamenti che possono rendere il legame tra denaro e felicità più complicato di quanto pensiamo. Questa osservazione può influenzare le nostre vite in moltissimi modi.
x i i i i N T R O D U Z i O N E Pensate al giovane squattrinato che compra un’automobile che non può permettersi perché pensa che gli farà guadagnare il rispetto e l’ammirazione dei suoi coetanei. O a chi ha risparmiato diligentemente per tutta la vita, ma quando arriva alla pensione non riesce a spendere una cifra ragionevole perché l’essere un “risparmiatore” è diventato parte integrante della sua identità. O alla giovane coppia che sta risparmiando per versare la caparra di un bilocale, ma le cui aspirazioni vengono improvvisamente ridimensionate da un amico che si è appena comprato un trilocale. Pensate alla ricca imprenditrice che sente di non avere mai abbastanza. E all’operaio sottopagato che sente di avere sempre tantissimo. Nessuno di questi temi ha a che fare con fogli di calcolo o numeri. Le cose sono molto più complicate. È tutta questione di psicologia, di sociologia, di capire che ognuno è diverso. Che ognuno cerca semplicemente di districarsi nella vita il meglio che può, dando un senso al mondo che lo circonda in base alle esperienze che ha avuto, a chi vuole essere e a cosa pensa che gli altri pensino di lui. A scuola si insegna la scienza delle finanze, fatta di formule precise e conclusioni logiche. Ma nel mondo reale i soldi sono un’arte. ***** Negli anni del college ho lavorato come parcheggiatore in un hotel a cinque stelle di Los Angeles. Un giorno ospitammo un’esposizione di arredamenti di lusso. Era un evento a inviti riservato all’élite benestante della città.
x i v A un certo punto, arrivò alla postazione dei parcheggiatori un uomo che stava chiacchierando con un amico dei 21.000 dollari appena spesi per una poltrona. Io e diversi miei colleghi sentimmo la conversazione e restammo sbalorditi. Spendere così tanto per una poltrona – una poltrona – per noi era inconcepibile. Il tizio vide le nostre espressioni sconcertate e disse: “Ragazzi, lo so. È una follia. Ma quando hai i soldi, è questo che devi fare”. La trovai una scelta di parole davvero interessante. “Devi fare”. Gli piaceva davvero, quella poltrona? O stava seguendo ciecamente ciò che la società gli diceva di dover apprezzare e su come era tenuto a spendere i suoi soldi? Ricordo di aver pensato, da diciannovenne che aspirava a diventare ricco un giorno: è questo che io dovrò fare in futuro? Devo fare le nottate sui libri all’università e sorbirmi decenni di lavoro solo per poter dire ai miei amici che mi sono comprato una brutta poltrona che costa quanto mezzo stipendio di una famiglia media? Sarà questo a rendermi davvero più felice? Mentre elaboravo il tutto, ricordo che la mia reazione passò dallo stupore al divertimento, fin quasi a provare pena per quell’uomo. Ho avuto modo di conoscere molte persone di quel genere. Ho sempre avuto l’impressione che tante di loro fossero impegnate in questa insensata caccia alla ricchezza senza sapere realmente perché lo volessero, a parte il desiderio primordiale di avere sempre di più. Sapevano molto bene come si fanno i soldi. Ma la loro capacità di trasformare quei soldi in una vita significativamente migliore era come minimo instabile. Certo, c’è un’altra strada. Molti hanno capito in che modo usare il denaro come strumento per procurarsi cose che li i N T R O D U Z i O N E
x v rendono effettivamente più felici. Ma il tipo ricco della poltrona aveva detto bene: ciò che secondo la società siamo tenuti a fare con i soldi non è sempre ciò che sarebbe meglio fare per sfruttarli al meglio. Non è colpa nostra. Una combinazione di evoluzione e forze sociali ci dice – spesso ce lo urla – cosa dovremmo desiderare: più soldi degli altri, cose più grandi, giocattoli più luccicanti. A volte è proprio questo che vogliamo, ed è ciò che dovremmo perseguire. Più spesso, finiremo col renderci conto che spendere per far vedere agli altri quanti soldi abbiamo è un modo veloce per finire in rovina ed è un modo costoso per guadagnarsi il rispetto degli altri. Molte volte, il risultato finale è che restiamo delusi. Ora, io penso che usare i soldi per costruirsi una vita migliore sia possibile. Penso che comprare cose belle possa dare gioia. Amo l’ambizione, il duro lavoro e, soprattutto, l’indipendenza. Ma è da vent’anni che scrivo di soldi e puntualmente mi stupisco di come la maggior parte di noi sia incapace di capire cosa vogliamo dal denaro, o di usarlo come qualcosa di più di un termine di paragone dello status e del successo. E per essere chiari: gran parte di questo libro è frutto di riflessioni che ho fatto cercando di chiarire il rapporto tra denaro e felicità nella mia vita. Se si chiede a dei genitori cosa desiderano per i loro figli, molti diranno: “Voglio solo che siano felici”. Volete che siano persone ricche e di successo? “Be’, certo” diranno, “ma soprattutto voglio che siano felici”. È un bel modo di pensare. Ma molti di quegli stessi genitori, nella loro vita, inseguono denaro e status a scapito della felicità. Forse il motivo per cui i genitori desiderano la i N T R O D U Z i O N E
x v i felicità più che il successo per i propri figli è perché hanno visto i lati negativi del perseguire ciecamente l’uno piuttosto che l’altra. A Carl Jung, uno degli psicologi più influenti di sempre, una volta chiesero: “Quali sono, secondo lei, i fattori più o meno fondamentali che contribuiscono alla felicità nella mente umana?”. Jung li elencò: 1. una buona salute fisica e mentale; 2. buone relazioni personali e intime, per esempio all’interno del matrimonio, della famiglia e delle amicizie; 3. la capacità di cogliere la bellezza nell’arte e nella natura; 4. un tenore di vita ragionevole e un lavoro soddisfacente; 5. un punto di vista filosofico o religioso che permetta di affrontare con successo le vicissitudini della vita.2 È evidente come l’avere soldi possa influenzare alcuni di questi punti. Ma avere soldi non è uno di questi punti e tantomeno lo è averne molti. ***** Questo libro non vi insegnerà a spendere. Se io (come chiunque altro) fossi capace di insegnarlo, si intitolerebbe “La scienza di spendere i soldi”. Invece, a me interessa di più l’arte di spendere. E l’arte non si può ridurre a una formuletta sempre valida. L’arte è complicata, spesso contraddittoria, e può essere una vetrina della propria personalità. L’arte di spendere coinvolge aspetti come l’individualità, l’avidità, la gelosia, lo status e il rimpianto. È di questo che parla il mio libro. Cercherò di affrontare il tema dell’arte di spendere i soldi da diversi punti di vista. Ma troverete alcuni denominatori comuni: i N T R O D U Z i O N E
x v i i 1. Ci sono due modi di usare il denaro: come strumento per vivere meglio e come metro per misurare il proprio status paragonandosi agli altri. Molte persone aspirano al primo obiettivo ma passano la vita perdendosi dietro al secondo. 2. Il denaro può essere usato come strumento. Ma se non state attenti, sarà il denaro a usare voi. Vi sfrutterà senza pietà e, spesso, senza che neppure ve ne accorgiate. Per molte persone, il denaro è al tempo stesso una risorsa finanziaria e un peso psicologico. La smania cieca di averne di più può monopolizzare la vostra identità, prendere il controllo della vostra personalità e togliere spazio a parti della vita che danno più gioia. 3. Spendere può servire a comprare la felicità, ma spesso è un percorso indiretto. Il denaro in sé non compra la felicità ma può aiutarvi a trovare l’indipendenza e un obiettivo di vita: due ingredienti che, se coltivati, sono cruciali per avere un’esistenza migliore. Una casa grande e bella potrebbe rendervi più felici ma, soprattutto, perché vi sarà più facile invitare amici e parenti. E saranno proprio gli amici e la famiglia a farvi felici. 4. La felicità duratura sta nel sentirsi appagati, per questo le persone più soddisfatte del denaro sono di solito quelle che hanno trovato il modo di smettere di pensarci. Potete dargli un valore, apprezzarlo, persino esserne incantati. Ma se il pensiero del denaro non vi abbandona mai, è probabile che abbiate sviluppato un’ossessione e che i soldi vi stiano manovrando. Il modo migliore di usare il denaro è come strumento per valorizzare ciò che siamo, non per definire chi siamo. i N T R O D U Z i O N E
x v i i i 5. Se non si sa bene in cosa consista una vita migliore, è facile partire dal presupposto che voglia dire “avere più soldi”. Ma a volte questo può mascherare problemi più intimi. Il denaro è qualcosa di così tangibile che è un obiettivo facile da porsi: cercare di guadagnarlo può diventare la via più facile per chi non ha scoperto cosa nutre realmente la sua anima. 6. Tutti possono spendere i soldi in un modo che li renda più felici. Ma non esiste una formula universale per farlo. Le cose belle che a me danno gioia potrebbero sembrare assurde ad altri e viceversa. Spesso i dibattiti su quale sia lo stile di vita migliore da adottare sono un sovrapporsi di voci di persone che hanno caratteri diversi. Il saggista Luke Burgis la mette in un altro modo: “Dopo aver soddisfatto i nostri bisogni primari di esseri viventi, entriamo nell’universo umano del desiderio. E sapere cosa desiderare è molto più difficile che sapere di cosa abbiamo bisogno”.3 ***** Nel suo libro del 1907 The Quest of the Simple Life (“La ricerca della vita semplice”), William Dawson raccontò di come molti dei suoi coetanei londinesi avessero dedicato la loro vita al denaro e al successo, ma sembravano comunque essere infelici. Quelli che conducevano vite più semplici in campagna, al confronto, erano più contenti. La sua osservazione principale fu che quelli che cercavano di fare più soldi ne erano di fatto prigionieri. Erano talmente ossessionati dal denaro che questo aveva preso il controllo della loro sanità mentale, delle loro relazioni, della loro qualità di vita. Quella che nelle loro intenzioni doveva essere una strategia per vivere meglio spesso era diventata un’ideologia a cui si i N T R O D U Z i O N E
x i x erano piegati, come davanti a un dittatore invisibile. Volevano avere più soldi per poter essere più felici. Ma con i soldi potevano comprare tutto tranne la capacità di non essere ossessionati dai soldi, cosa che procurava loro un’ansia costante, che a sua volta portava all’infelicità. Era un circolo vizioso. Ed era invisibile alla maggior parte di loro. A volte, le cose per cui si spendono soldi influenzano così tanto il nostro comportamento che non è chiaro se siamo noi a possedere le cose o se ne siamo posseduti. Benjamin Franklin lo disse molto bene: “Molti uomini credono di comprare piacere. In realtà si stanno vendendo al piacere come suoi schiavi”.4 Secondo Dawson la vita ideale era una vita semplice. Una vita semplice può comunque essere sontuosa, fatta di case eleganti, lussi e divertimenti in abbondanza. Ma è semplice nel senso che il denaro è al nostro servizio, non il contrario. Il tipo di stile di vita che si sceglie di adottare non ha quasi importanza: ciò che conta è che lo si scelga davvero. Dawson scrisse che il suo obiettivo non era guadagnarsi da vivere ma guadagnarsi una vita, e che solo uno sciocco sacrificherebbe la sua vita reale per la ricerca infinita di una vita migliore immaginaria. La ricerca della vostra vita semplice, comunque scegliate di viverla, inizia da una piena comprensione e analisi di voi stessi. Partiremo da qui, nel primo capitolo, con una storia di bambini disadattati e di come riuscire a capirli. i N T R O D U Z i O N E
1 QUALSIASI COMPORTAMENTO HA SENSO SE SAPPIAMO CHE COSA C’È DIETRO La maggior parte dei dibattiti su come valga la pena spendere i soldi è spesso un sovrapporsi di voci di persone che hanno avuto esperienze diverse. Una domanda importante che mi piace molto è: quali esperienze che voi avete vissuto e io no vi fanno credere in ciò che credete? E ci crederei anch’io, se vivessi quelle stesse esperienze? Vale per moltissime cose della vita. Anche per i soldi. Il tema più importante quando si parla di spendere – ed è la causa di moltissime frustrazioni e delusioni in campo finanziario – è che non esiste un modo “giusto” di farlo. Non esistono leggi universali che stabiliscano quale tipo di spesa renderà tutti felici e soddisfatti. Ciò per cui io spendo volentieri potrebbe non voler dire nulla per voi. Le mie paure potrebbero essere le vostre gioie. I vostri obiettivi potrebbero essere la cosa che più voglio evitare. C’è un detto: mai prendere in giro qualcuno che pronuncia male una parola, perché significa che l’ha imparata leggendo. Corollario: mai prendere in giro qualcuno per come spende i suoi soldi, perché l’ha imparato vivendo. Ognuno è il prodotto unico del proprio passato. Se si vuole capire perché le persone spendono in un certo modo, bisogna scavare a fondo nelle loro esperienze di vita. *****
2 L ’ A R T E D I S P E N D E R E S O L D I Mio cognato fa l’assistente sociale. Lavora con bambini che provengono da livelli infimi di degrado e povertà e dalle famiglie più disagiate, e che entrano ed escono dal sistema di affidamento. Molti di questi bambini hanno difficoltà a scuola. La loro condotta è pessima. Saltano le lezioni. Non stanno attenti in classe. Fanno a botte durante l’intervallo. Non riescono a pensare al futuro. È facile non solo criticare il comportamento di questi bambini ma scuotere la testa senza capire: “Perché ti comporti così?”, “Perché non ti rendi conto che se ti comporti meglio avrai un futuro migliore?”, “Come puoi pensare che questa cosa si possa fare?”. Ma c’è un detto nel sistema di affidamento: qualsiasi comportamento ha senso se sappiamo che cosa c’è dietro. Quando si viene a sapere cos’hanno dovuto affrontare in casa alcuni di quei bambini – la precarietà, la mancanza di sicurezza, amore e attenzione – il loro comportamento inizia a essere comprensibile. Sono bambini in costante modalità di sopravvivenza e non hanno mai imparato alcune delle competenze sociali di base che gli altri bambini danno per scontate. Il loro comportamento non è da incoraggiare o addirittura giustificare. Ma quando si inizia a vedere il mondo attraverso i loro occhi, si capisce subito perché qualcuno faccia scelte che a me e voi sembrano di un altro mondo. Qualsiasi comportamento ha senso se sappiamo che cosa c’è dietro: vale anche per i comportamenti legati ai diversi modi di spendere. *****
3 QUAL S I AS I COMPORTAMENTO HA SENSO SE SAPP I AMO CHE COSA C ’ È D I ETRO Verso la fine degli anni Venti, l’America si avviava alla fine di un intero ciclo sociale ed economico. La devastazione della Prima guerra mondiale fu seguita da una recessione paralizzante. E poi, dopo un decennio di miseria, la gente poté infine assaporare un boom economico che diede il nome ai “ruggenti” anni Venti. Dire “ruggenti” non rende giustizia: fu una vera festa. Per un buon quinquennio, a metà degli anni Venti, l’economia fu alimentata da prestiti abbordabili, una bolla del mercato azionario e liquori di contrabbando. Nel giugno del 1928, l’opinionista Robert Quillen scrisse un titolo di giornale che in una dozzina di parole descriveva qualcosa di molto semplice e importante: Più vi snobbavano quando eravate poveri, più vi piace sfoggiare la vostra ricchezza.5 Proprio così. Molto di quel desiderio di ostentare ricchezza sfoggiando auto nuove, vestiti nuovi e nuovi gingilli, alla fine degli anni Venti, era dettato da una reazione alla povertà e alle incertezze del recente passato. Quando per un certo periodo veniamo tenuti a freno e poi all’improvviso ci sentiamo liberi, è normale reagire correndo all’impazzata per recuperare il tempo perduto. Lo storico Frederick Lewis Allen scrisse a proposito di quell’epoca:
4 L ’ A R T E D I S P E N D E R E S O L D I Come un turista improvvisamente in libertà, il Paese sentiva che avrebbe dovuto godersela di più, che la vita era futile e che niente era davvero importante. Ma nel frattempo poteva anche giocare: seguire la massa e dedicarsi ai nuovi divertimenti che deliziavano le folle.6 Agli americani sembrava giusto fare spese folli che non potevano permettersi, perché era un modo di compensare gli anni bui in cui erano stati trascurati e repressi. Sentivano di dover riparare un torto subito, come fosse una specie di vendetta. Non spendevano in modo sfrenato perché avevano fatto bene i conti e deciso che si poteva fare. Cercavano di guarire una ferita emotiva. Quel tipo di comportamento è universale e spiega molte cose. Un mio parente stretto era cresciuto in estrema povertà e in una famiglia disagiata, emarginata in tutto. Poi è diventato un uomo d’affari di successo. Quando sua figlia si stava preparando per andare al college, le ha detto: “Scegli il più costoso tra quelli a cui ti ammettono”. Mandare la figlia in una scuola costosa era un simbolo talmente forte dei disagi da lui superati che, nella sua mente, pagare il prezzo più esorbitante possibile sembrava qualcosa di desiderabile. La retta universitaria alta era una specie di trofeo sociale che gli faceva apprezzare la parabola della sua vita. Chi non è cresciuto ai margini della società, o non è stato emarginato per altri motivi, forse non capisce. Ma è proprio questo il punto: molti modi di spendere i soldi restano incomprensibili finché non scaviamo a fondo nel carattere di una persona e identifichiamo l’obiettivo specifico che quella persona sta cercando di raggiungere, o il vuoto che sta cercando di colmare.
5 L’influenza che il passato esercita sulle decisioni di spesa può manifestarsi in modi diversi, con esiti opposti da persona a persona. Tiffany Aliche, ex insegnante di scuola materna diventata educatrice finanziaria di enorme successo, una volta ha detto di soffrire di “sindrome post-traumatica da tasche vuote”.7 Per questo trova difficile spendere la sua nuova ricchezza. “Sono stata senza un quattrino per così tanto tempo, ed è stata così dura, che ho paura di ricaderci”, dice. Se cerchiamo di comprendere le abitudini di spesa, nostre o di altri, dobbiamo partire dalla consapevolezza che le persone non spendono soldi solo per cose che trovano divertenti o utili. Le loro decisioni spesso riflettono esperienze sociali e psicologiche che hanno vissuto. E poiché le esperienze di vita variano enormemente da persona a persona, ciò che appare sensato a noi potrebbe sembrare folle ad altri e viceversa. Spendere una montagna di soldi per una laurea potrebbe sembrare uno spreco a una persona, una necessità irrinunciabile a un’altra e un simbolo inequivocabile di ascesa sociale a un’altra ancora. E lo stesso prodotto ha significati molto diversi per persone diverse: per chi è cresciuto in una famiglia ricca e facoltosa, una Lamborghini potrebbe essere un simbolo pacchiano di vanità; per chi è cresciuto senza niente, la stessa automobile potrebbe rappresentare il segno più eloquente di avercela fatta. Non si può fingere che in casi come questi esista una sola risposta giusta, perché soddisfano un bisogno psicologico diverso di persone diverse. Un avvocato che lavora cento ore alla settimana e odia la sua professione potrebbe sentire il bisogno impellente di fare spese frivole perché tenta di compensare la tristezza che gli dà il modo in cui si guadagna lo stipendio. Non ho mai visto tasche più bucate di quelle di un banchiere d’investimento che QUAL S I AS I COMPORTAMENTO HA SENSO SE SAPP I AMO CHE COSA C ’ È D I ETRO
6 L ’ A R T E D I S P E N D E R E S O L D I riceve il suo bonus annuale. Dopo dodici mesi passati a fare simulazioni in Excel fino alle tre del mattino, si sente il bisogno urgente di dimostrare a se stessi che ne è valsa la pena, bilanciando ciò che si è sacrificato. È come tenere una persona sott’acqua per un minuto: quando riemerge non respira con calma, ansima. Spesso, si spendono i soldi ansimando. Corollario: ho notato che le persone più inclini alla gratificazione differita sono spesso quelle che amano la loro professione. Anche se ben pagate, non hanno quella smania di compensare il loro duro lavoro facendo spese folli. Il punto importante in tutto questo è: la maggior parte dei dibattiti su come valga la pena spendere i soldi è solo un sovrapporsi di voci di persone che hanno avuto esperienze di vita diverse. Iniziamo a capire quanto è giusto spendere – e perché gli altri spendono come spendono – quando accettiamo il fatto che chi ha vissuto vite diverse dalla nostra desidera cose diverse da quelle che potremmo desiderare noi. Pensare che, siccome a noi piace spendere i nostri soldi in un certo modo, dovrebbe essere lo stesso anche per gli altri, secondo me è un segno di profonda immaturità. Ed è un segno di profonda immaturità pensare che, siccome una certa cosa per noi non ha valore, non dovrebbe averne nemmeno per gli altri. Non è così che funziona il mondo. Una spesa ragionevole e appagante per altri, a noi potrebbe sembrare inutile. Ciò che per noi è irrinunciabile, ad altri potrebbe sembrare uno spreco. Secondo l’ingegnere del software Billy Markus: “Le persone non sono razionali. Razionalizzano. Se si comprende questo semplice fatto, tutti i comportamenti umani più strani acquistano improvvisamente molto più senso”.8 È questo il motivo per cui spendere dovrebbe essere considerato un’arte, non una scienza. Non ci sono risposte
7 universali su come farlo o per cosa valga la pena farlo. Nella migliore delle ipotesi possiamo arrivare ad avere una comprensione più ampia di quanto possano essere diverse le menti delle persone e le preferenze legate allo spendere i soldi. ***** La psicologa Lisa Feldman Barrett studia l’origine delle emozioni. Secondo la psicologia classica, le emozioni sono profondamente radicate fin dalla nascita, essendo il risultato di millenni di evoluzione che stabiliscono che una cosa spaventosa, divertente o offensiva per me dovrebbe esserlo anche per voi e per tutti gli esseri umani. Barrett ha dedicato trent’anni di lavoro a dimostrare che la realtà è più complessa. “Le emozioni non sono innate nel cervello alla nascita”, afferma. “Le costruisce il cervello quando ne abbiamo bisogno.”9 Da quando veniamo alla luce, iniziamo a imparare che questa cosa fa paura, che quella cosa è divertente, o che quell’altra dovrebbe farci arrabbiare. Ci viene persino insegnato come reagire: a fare una certa espressione del viso quando siamo arrabbiati per farlo capire a un’altra persona. La cosa importante è che le emozioni si apprendono. Sono un prodotto della cultura e dell’ambiente in cui cresciamo. Scrive Barrett: (...) i concetti particolari, come, per esempio, “Rabbia” o “Disgusto”, non sono geneticamente predeterminati. I concetti relativi alle emozioQUAL S I AS I COMPORTAMENTO HA SENSO SE SAPP I AMO CHE COSA C ’ È D I ETRO
8 L ’ A R T E D I S P E N D E R E S O L D I ni, che vi sono familiari, paiono predefiniti solo perché siete cresciuti in un particolare contesto sociale, nel quale quegli stessi concetti si sono rivelati significativi e utili; perciò, il vostro cervello li applica senza che nemmeno ne siate consapevoli, al fine di costruire le vostre esperienze.10 È pazzesco osservare quanto possano essere diverse le esperienze di vita delle persone. Un bambino povero dell’Africa, crescendo, impara ad avere paura di cose diverse rispetto a un bambino ricco della California. Un bambino di Manhattan cresce imparando a gioire per cose diverse da un figlio di contadini dell’Iowa. Sentimenti primari e apparentemente fondamentali come la gioia, la paura, la vergogna e l’orgoglio variano da cultura a cultura, da famiglia a famiglia, da persona a persona. Un comportamento che fa sentire me in imbarazzo potrebbe rendere voi orgogliosi. Ciò che io temo potrebbe essere eccitante per voi. I vostri obiettivi potrebbero essere i miei incubi. E non sono soltanto le emozioni a variare. Ciò che è senso comune per una cultura può sembrare assurdo e retrogrado per un’altra. Lo psicologo Jonathan Haidt sottolinea che per un figlio di venticinque anni dare del tu al padre è perfettamente accettabile in America, ma è considerato moralmente sbagliato – universalmente sbagliato – presso altre culture.11 Discrepanze simili si trovano quando si pongono domande basilari sulla preparazione del cibo, sull’igiene, su come crescere i figli e trattare il coniuge. Se definiamo “senso comune” un insieme di verità su cui tutti siamo d’accordo, scopriamo che è qualcosa di molto poco comune, limitato a cose scientificamente oggettive come 2 + 2 = 4. Come osserva il saggista
9 David McRaney, “le realtà consensuali sono per lo più il risultato della geografia”.12 Tutto questo porta ad avere opinioni estremamente diverse tra le persone sul modo di intendere un rischio che vale la pena correre, un piccolo esperimento divertente, un vizietto innocente o un bisogno che appaga. Prendiamo un esempio estremo dall’opinionista Rob Henderson, che è cresciuto passando da dieci diverse famiglie affidatarie ed è arrivato a conseguire un dottorato di ricerca in psicologia a Cambridge: Uno studente benestante di un’università d’élite può provare la cocaina e probabilmente non gli succederà nulla di male. Per un ragazzo proveniente da una famiglia disfunzionale con genitori assenti, è più probabile che la prima dose di metamfetamina lo porti all’autodistruzione. Questo potrebbe spiegare perché, secondo un sondaggio condotto nel 2019 dal Cato Institute, oltre il 60% degli americani con almeno una laurea triennale è favorevole alla legalizzazione delle droghe, mentre meno della metà degli americani non laureati la ritiene una buona idea. Le droghe possono essere un passatempo ricreativo per i ricchi ma, per i poveri, sono spesso la porta d’accesso a ulteriori sofferenze.13 Torniamo a mio cognato, l’assistente sociale. Una volta mi ha raccontato di quando aveva cercato di convincere un marito e una moglie poveri dell’importanza di risparmiare anche una piccola somma di denaro per evitare di essere sfrattati dal loro appartamento il mese dopo. QUAL S I AS I COMPORTAMENTO HA SENSO SE SAPP I AMO CHE COSA C ’ È D I ETRO
1 0 L ’ A R T E D I S P E N D E R E S O L D I “Mi risero in faccia”, ha detto. “Oh, tu sei un futurologo”, gli aveva risposto il marito, ridendo ancora forte. “Un che?” gli aveva chiesto mio cognato. “Un futurologo. Tu puoi permetterti il lusso di pensare al futuro. Noi no. Per noi il futuro sono le prossime ventiquattr’ore. A volte sono i prossimi cinque minuti, tipo: quand’è che mangeremo la prossima volta? Non ci spingiamo oltre.” La coppia si spendeva fino all’ultimo centesimo il più velocemente possibile; uno dei motivi era che il loro intero concetto di “futuro” era diverso da quello che potrebbe essere il vostro o il mio. Non c’era un terreno comune in base a cui stabilire cosa potesse essere di buon senso. Tom Gayner, CEO di Markel Group, ha raccontato di quella volta che era a pranzo con sua figlia, un avvocato difensore d’ufficio. Parlando di un caso recente, la figlia di Gayner gli descrisse un uomo che era entrato in un ristorante, aveva ordinato, aveva mangiato e poi aveva cercato di pagare con i soldi del Monopoly. “Era scemo, voleva fare il cretino o pensava di fare uno scherzo?” chiese Gayner. “Papà, era povero e aveva fame”, gli rispose la figlia. “I miei clienti sono maestri zen del vivere il momento. Non pensano al passato. Non vedono il futuro. Quello aveva fame.” È un caso estremo, ma tutti noi – voi, io, tutti – abbiamo vissuto qualcosa del genere. Ci sono tantissimi esempi – tra i ricchi come tra i poveri – che mettono in luce come i nostri valori coincidano con le nostre preferenze e come le nostre preferenze derivino dal tentativo di conciliare i nostri bisogni del momento con le lezioni apprese dalle esperienze personali del passato.
1 1 ***** Questo mi porta a dare due consigli, entrambi fondamentali per comprendere l’arte di spendere i soldi. 1. Non permettete a nessuno di dirvi come dovreste o non dovreste spendere i vostri soldi. Non esiste un modo “giusto”. Siete voi a dover capire che cosa vi rende felici e appagati (ci torno più avanti). “La finanza personale ha più a che fare col personale che con la finanza” sostiene il consulente finanziario Tim Maurer.14 È una delle affermazioni più intelligenti sui soldi che abbia mai sentito. Molti problemi economici derivano dal fatto che le persone spendono o risparmiano nel modo che pensano ci si aspetti da loro, ma che non corrisponde al loro carattere. Cercano una soluzione buona per tutti a un problema intimamente personale. È come affrontare la vita costringendosi a essere qualcuno che non si è. Se dite che vi piace la cucina italiana, la maggior parte delle persone non farà una piega; la mia cucina preferita però è quella messicana e né io né voi abbiamo ragione o torto: si sa che i gusti sono gusti. Ma questa logica va farsi benedire quando la estendiamo al tipo di casa in cui viviamo, ai vestiti che indossiamo, a quando dovremmo andare in pensione, a quanto spesso viaggiamo o andiamo al ristorante. Qualunque sia il nostro stile di vita, ci saranno sempre un sacco di persone – amici, familiari, colleghi, troll di internet – che non vedono l’ora di dirci che stiamo sbagliando. QUAL S I AS I COMPORTAMENTO HA SENSO SE SAPP I AMO CHE COSA C ’ È D I ETRO
1 2 L ’ A R T E D I S P E N D E R E S O L D I È solo quando ci rendiamo conto di quanto personale ed emotivo possa essere il nostro rapporto con il denaro che ci accorgiamo di dovercela sbrigare da soli. Forse il nostro partner e i nostri figli possono essere un elemento del problema ma, a un certo punto, dobbiamo trovare la nostra soluzione senza temere ciò che pensano gli altri. 2. State attenti a giudicare come gli altri spendono i propri soldi. Il comico George Carlin una volta ha detto: “Tutti quelli che guidano più lenti di noi sono degli imbecilli, tutti quelli che guidano più veloci sono dei pazzi maniaci!”.15 È naturale giudicare sbagliate le decisioni degli altri quando sono diverse dalle nostre. Ci sono passaggi di questo libro in cui critico le decisioni di spesa di altre persone. Ma cerco di limitare queste critiche ai casi in cui penso sia evidente che quelle persone stanno spendendo i loro soldi in modo dannoso per la loro stessa felicità. Una cosa è se qualcuno non capisce le conseguenze delle proprie decisioni. Potrebbe aver bisogno di aiuto e consigli. Tutt’altra cosa è criticare le decisioni di qualcuno solo perché sono diverse dalle nostre. Per alcuni può essere difficile comprendere perché non riusciamo a vedere le cose come le vedono loro. E so perché succede: se scelgo di vivere seguendo uno stile di vita diverso dal vostro, potreste vederlo come un attacco alla scelta che avete fatto voi; soprattutto se, sotto sotto, avete dubbi o incertezze sulla vostra decisione, come del resto li abbiamo tutti. Il rischio è che se io critico il modo in cui voi spendete i vostri soldi, potrei convincermi che esista un solo modo giusto di spendere: il mio. Ma questo potrebbe impedirmi di analiz-
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